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La Storia di Eleonora D´Arborea

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La Storia di Eleonora D´Arborea

Prima Parte

Il Medioevo, nell’immaginario collettivo, evoca una visione negativa e preconcetta, frequentemente assai distorta,

 in quanto considerato periodo caratterizzato da grave oscurantismo, violenza, ignoranza ed immobilismo.

Il Medioevo è innanzitutto una convenzione. L’idea, il concetto di “età di mezzo” (in latino media tempestas o media aetas)

 nasce infatti tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, con l’esplosione del Rinascimento.

Quest’idea sorge da un pregiudizio negativo, poiché arbitrariamente si contrappongono agli splendidi eventi

dell’Umanesimo-Rinascimento, i secoli appena trascorsi. Oggi, un’accorta indagine storica ha, finalmente,

 messo in risalto i tanti aspetti esaltanti e illuminati di quell’età semplicisticamente considerata, tuttora,

 come un lungo momento di transizione e niente più. E, comunque, ciò che a noi può apparire,

 con una analisi sommaria e sbrigativa, semplicemente negativo,

 era sentito generalmente in modo differente dalle genti che vissero in quell’epoca.

Gli eruditi del Cinquecento, e del Seicento, coniarono il termine medium aevum erano convinti che con i Greci e i Romani

 la civiltà avesse toccato un livello di perfezione ineguagliabile in ogni campo. Ma, per riallacciare il loro tempo

 a quel mondo scomparso, si doveva rinnegare tutto ciò che stava nel mezzo; i secoli del Medioevo furono bollati, così,

 come secoli di barbarie, ignoranza e assolutismo.Il concetto di Medioevo nasce proprio in contrapposizione a quella presunta età dell’oro.

 Gli uomini medievali, in realtà, non percepivano affatto la frattura con il mondo antico.

 L’ indagine storica oggi rivela, invece, quanto al Medioevo siamo

tuttora debitori dal punto di vista spirituale, politico, economico,sociale, istituzionale e culturale.

Un periodo, quello dell’età di mezzo, di indubbia vitalità, che ha brillato in ogni suo aspetto di luce propria.

 Le lingue di cui ancora oggi ci serviamo nacquero proprio allora, così come gli ordinamenti giuridico-istituzionali (Comune),

 quelli universitari, le banche e altro. E così dicasi per la maggior parte delle città con i loro capolavori artistici,

 i nobili e austeri palazzi e le strade strette e contorte dei centri storici.

Quanti modi di vivere, di stare insieme, di festeggiare ricorrenze più o meno solenni, di concludere patti e contratti, di cucinare, mangiare non possono che dirsi di origine medievale?

Quanti medicamenti, destinati a curare e lenire il dolore, sono preparati secondo le ricette di allora? Quante volte,

 esaminando la maniera di vestirci, di accostare colori, a seconda delle circostanze più o meno festose o tristi,

 scopriamo che non si sono registrati netti e sostanziali mutamenti rispetto a mille anni fa?

Nella storia medioevale chi parla delle donne sono gli uomini. Nella società del Medioevo, rigidamente tripartita nei tre ordini dei cavalieri, dei chierici e dei contadini, non c’era ufficialmente spazio per le donne. Prive di personalità giuridica, passavano, nel corso della vita, dalla tutela del padre, o del fratello, a quella del marito. Impegnate a gestire la casa, a educare i figli e, non di rado, a lavorare come artigiane e contadine, le donne erano completamente sottomesse; gli uomini dovevano applicare un rigido controllo su di esse, per evitare che loro, “strumenti del demonio”, li conducessero alla perdizione. A partire dal Trecento, è spesso documentato che in alcune realtà sociali assai rigide, i mariti troppo miti e accondiscendenti venissero derisi in pubblico e costretti ad attraversare il villaggio cavalcando un asino alla rovescia e tenendone in mano la coda. Nel migliore dei casi, fra le famiglie più agiate, la donna era “merce di scambio”; il matrimonio serviva, infatti, per pacificare le case rivali (come accadde nel 1288 a Firenze, fra i Cerchi e gli Adimari) o per stringere nuove alleanze. Inoltre, se, nell’alto Medioevo, era la famiglia dello sposo a risarcire quella della sposa con beni e ricchezze, a partire dal XII secolo l’usanza si capovolse. Spesso di rango superiore al marito e, sovente, più istruite, (l’analfabetismo era più diffuso tra i maschi), le spose, col matrimonio, perdevano il diritto di disporre dei beni che portavano in dote; il loro unico compito era di fornire eredi, per assicurare la continuità del lignaggio.

Muoversi, invece, dentro le testimonianze della letteratura medievale al femminile riserva straordinarie sorprese e rivela aperture inattese ed insospettate, rispetto alla lettura storica. Tra i tanti esempi, possiamo citare la mistica Caterina da Siena (che fu in contatto epistolare con Mariano IV d’Arborea, padre di Eleonora), la celeberrima e colta Eloisa o la meno nota, ma ugualmente importante, Trotula, autrice di un primo trattato di ginecologia.

Si fa un gran parlare di donne medievali, ma si prescinde generalmente dai loro scritti: si ignora, frequentemente, la loro diretta testimonianza, ma è giusto di smentire il luogo comune, troppo largamente diffuso, secondo cui il Medio Evo sarebbe l’epoca storica per eccellenza, in cui la donna fu maggiormente svilita e oppressa e in cui maschilismo e misoginia si coniugarono più felicemente. Contrariamente a quanto si crede, il Medioevo fu la prima età storica in cui le donne raggiunsero un notevole grado di emancipazione sociale e culturale e cominciarono a porre le basi di quelle rivendicazioni di parità e uguaglianza, che sono ancora oggi oggetto di battaglie impegnative dall’esito tutt’altro che scontato. Proprio questi aspetti positivi e meno noti sono, invece, a differenza che nel resto d’Europa, ampiamente documentati dalla storia medievale di Sardegna.

Il Medioevo sardo è una realtà complessa, frammentata, in gran parte ancora sconosciuta per carenza di documenti. Tra i pochi pervenutici ricordiamo le carte geografiche della Sardegna pervenuteci dal Medio Evo., quasi tutte inserite in carte più vaste concernenti il Mediterraneo occidentale.

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